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Colori, musica e danza...
Il Centro di Terapie Espressive Itaca opera nel campo dello sviluppo
delle risorse e delle capacità dell'individuo e nella promozione del benessere
attraverso un gruppo di operatori specializzati nelle tecniche espressive:
arte, danza, musica utilizzate
come strumenti per prendersi cura di sé stessi.
Queste attività sono applicate ed utilizzate con successo da più di 20
anni negli Stati Uniti e in molti Paesi europei.
Ma cosa sono le tecniche espressive? Quali sono?
A cosa servono e a chi si rivolgono?
Parlare di tecniche espressive significa entrare nell'ambito
della medicina non convenzionale, in un mondo che guarda all'essere umano
nella sua globalità, che ha quindi una visione olistica dell'individuo,
dove non esiste un corpo da una parte e una mente dall'altra, ma il rapporto,
gli scambi, la continuità tra mente e corpo sono in primo piano. E l'elemento
che rende possibile agire ed intervenire su questa continuità è l'uso
dell'espressività e della creatività.
A questo punto si pongono altre domande: cosa sono l'espressività
e la creatività? E cosa significa associare queste due parole,
che usiamo tutti, e la medicina non convenzionale?
Espressività significa esprimere, portare fuori di noi qualcosa
che sta dentro. Solitamente siamo abituati a fare questo con le parole,
dentro di noi c'è un pensiero, un sentimento, un problema e lo esprirniamo
con il linguaggio verbale. Ma questo è solo un modo, ce n'è un altro che
è quello non verbale, cioè esprimere quello che c'è dentro con il
corpo che si muove (e allora passeggiamo nervosamente o saltiamo
di gioia), con il corpo che produce suoni (e allora alziamo
la voce o borbottiamo o fischiettiamo soddisfatti), con il disegno
(quanti di noi nei momenti di attesa al telefono o quando siamo tesi,
si mette a disegnare o a scarabocchiare su di un foglio) e questo ci consente
di esprimere quello che abbiamo dentro. Quindi l'utilizzo in medicina
non convenzionale dell'espressività significa utilizzare
alcune forme di linguaggio non verbale, per esprimere noi stessi
al fine di stare meglio, di essere più sereni, o più sciolti, o più tonici,
o più agili.
E la creatività?
Di solito questa parola fa pensare agli artisti, ma creatività
significa anche saper trovare un altro modo, un'altra soluzione, un'altra
possibilità. Noi adulti siamo abituati ad usare questa capacità per risolvere
i problemi ma per ritrovare la sensazione della creatività
non concretamente finalizzata alla risoluzione di un problema, dobbiamo
tornare indietro negli anni e ripensare al gioco di quando
eravamo bambini abituati a trasformare (creativamente) quello
che stavamo maneggiando e a costruire storie e in queste storie c'eravamo
noi, il nostro corpo, la nostra mente, i nostri sentimenti, desideri,
paure. E tutto questo ci faceva stare bene e le nostre storie ci hanno
aiutato a crescere.
Ma torniamo ad oggi, alla medicina non convenzionale, all'espressività,
alla creatività e alle tecniche espressive,
quindi ad un percorso di cura, certamente non in un'accezione clinica
classica (frattura/gesso, febbre/antibiotici, reumatismi/antidolorifici),
ma nel senso di un percorso che avviene attraverso il prendere consapevolezza
di noi stessi (del nostro corpo/mente). Capirci,
accettarci, prenderci i nostri spazi e i nostri tempi, migliorare le possibilità
che il nostro corpo/mente ci offre oggi, trovare altre possibilità, forse
altre potenzialità che stanno dentro di noi, ma non sappiamo esprimere
(perché siamo abituati ad essere e a fare sempre nello stesso modo). E
tutto questo attraverso delle ben precise e codificate strategie
con l'aiuto di operatori il cui compito è coniugare la tecnica con la
nostra specifica esigenza di ritrovare il nostro benessere
o la nostra modalità di prenderci cura.
Le tecniche espressive che noi applichiamo sono l'arteterapia,
la danzaterapia, la musicoterapia.
Ci pare però utile sottolineare (in termini generali, e quindi applicabili
ad ognuna di esse,) come per partecipare a queste attività non è richiesta
alcuna competenza tecnica. Quello che rende possibile il raggiungimento
del cambiamento, nel senso di un maggior benessere è il
fatto che quello che è importante, non è il prodotto effettuato dal soggetto,
ma il processo, il percorso, in altri termini il come si è arrivati ad
un determinato risultato. L'aspetto estetico è secondario al benessere
che è invece (strettamente) legato al percorso effettuato per raggiungere
il proprio obiettivo espressivo creativo. Quindi non è sostanziale
ciò che si fa, ma come lo si fa. E in questo sono state fondamentali le
moderne neuroscienze
che hanno dimostrato come l'individuo libero dal proprio giudizio e da
quello altrui, libero dalla preoccupazione del confronto e dalle inibizioni,
possa ritrovare le proprie risorse inutilizzate.
Veniamo all'ultima domanda: a cosa servono e a chi
si rivolgono? Questi due aspetti non possono essere separati poiché
l'elemento qualificante non è che sono indicate per questo o quel tipo
di persona: l'elemento sostanziale è che il loro utilizzo dipende dall'ambito
di applicazione. In questi anni le abbiamo utilizzate con bambini,
adulti, anziani, chiaramente in situazioni
diverse e diversificate. E ancora il loro utilizzo dipende dall'obiettivo
da raggiungere. Nel senso che le attività espressive possono favorire
il raggiungimento di diversi obiettivi:
I. Miglioramento della qualità di vita, sviluppo
delle risorse e delle potenzialità, promozione del benessere.
E in questo senso le nostre esperienze sono avvenute con bambini (per
sviluppare le loro risorse, incanalare le loro energie, favorire le capacità
di gioco autonomo e creativo, di socializzazione con gli altri), con anziani
(per migliorare le risorse motorie ed emotive)
2. Prevenzione del disagio psico-fisico. Pensiamo
ad esempio a momenti particolari della vita come l'adolescenza (con tutte
le variazioni corporee, emotive, relazionali che comporta), o più avanti,
la menopausa o l'andropausa con tutti i cambiamenti ad esse associati.
0 ancora alle situazioni nelle quali è difficile accettare modificazioni
corporee come durante la gravidanza o nel puerperio o dopo operazioni
chirurgiche, trapianti, diete con perdite di peso rilevanti; tutte situazioni
che si possono accompagnare a modificazioni del vissuto corporeo e a possibili
difficoltà nel riconoscimento di sé stessi. Strumento riabilitativo in
caso di presenza di handicap fisici e/o psichici come avviene nei soggetti
politraumatizzati (da incidente stradale o altro), soggetti con Parkinson,
Spina Bifida, malattie congenite, soggetti con somatizzazioni
significative o con disturbi psicosomatici o ipocondriaci.
0 infine soggetti che presentino un'alterazione del rapporto di realtà
con perdita del riconoscimento del proprio sé o della realtà esterna
come avviene nelle psicosi o nella malattia di Alzheimer.
In queste situazioni è possibile utilizzare, oltre alle tecniche espressive,
altri percorsi riabilitativi cosiddetti di Social Skills Training
(addestramento al recupero delle abilità sociali). In questo ultimo
caso il percorso strutturato è individuale e personalizzato.
Per concludere, tutte le attività espressive possono essere effettuate
individualmente o in gruppo, a seconda delle
specifiche esigenze della persona e del progetto strutturato. L'inserimento
nelle attività può essere preceduto dal colloquio con il medico del Centro
che è anche il responsabile dei percorsi di terapia.
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